Proroga della mostra Vasari e Roma ai Musei Capitolini

Viene prorogata fino al 6 settembre 2026 la mostra Vasari e Roma , ospitata ai Musei Capitolini, nelle sale di Palazzo Caffarelli, dal 20 marzo e dedicata al dialogo tra Giorgio Vasari (1511–1574), l’inventore della “Maniera Moderna” e la Città Eterna, luogo determinante per la formazione del maestro aretino, per la maturazione della sua visione artistica e per lo sviluppo della sua carriera.

Grazie a importanti prestiti provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali – le Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, il VIVE-Vittoriano e Palazzo Venezia, le Gallerie degli Uffizi, l’Archivio di Stato di Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Convento e Sacro Eremo di Camaldoli, la Pinacoteca Nazionale di Siena, il Móra Ferenc Múzeum di Szeged (Ungheria), la Badia delle Sante Flora e Lucilla, il Museo Diocesano di Arte Sacra e la Fraternita dei Laici di Arezzo – la mostra presenta una ricca selezione di opere che documentano l’evoluzione artistica e intellettuale dell’autore

Il percorso espositivo ricostruisce le tappe del rapporto tra Vasari e Roma attraverso i suoi soggiorni nella capitale pontificia, restituendo al pubblico la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore, architetto e biografo. Accanto alla sua attività artistica emerge infatti il ruolo di straordinario interprete e testimone della vita culturale e politica del XVI secolo, raccontata anche attraverso le celebri Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori.

In mostra si possono ammirare disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti autografi, tra cui la Resurrezione, eseguita insieme a Raffaellino del Colle (1545 circa, Museo e Real Bosco di Capodimonte), la Resurrezione di Cristo, dipinta nel 1550 (Pinacoteca Nazionale di Siena) e il Ritratto di Gentiluomo (Musei di Strada Nuova - Palazzo Bianco di Genova).

Di straordinaria importanza sono inoltre i due capolavori concessi dall’Eremo di Camaldoli, nel Casentino: la Natività (1538), opera giovanile dipinta “alla fiamminga” e nota come la “Notte di Camaldoli”, e l’Orazione nell’Orto (1571), tra gli esiti più alti e intensi della fase finale della sua carriera, che segna il punto di approdo della sua lunga e straordinaria parabola artistica.

Ad arricchire ulteriormente il progetto espositivo, un significativo prestito internazionale: la poetica Annunciazione (1570–1571), proveniente dal Móra Ferenc Múzeum in Ungheria, testimonianza dell’ultima stagione creativa dell’artista.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata con MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La mostra e il catalogo, edito da Gangemi, sono curati da Alessandra Baroni.